19 Mar La Magnetoterapia
Introduzione alla Magnetoterapia
Fin dall’antichità sono noti gli effetti dei magneti naturali ed altrettanto antichi sono i tentativi empirici di usarli in medicina. In realtà, solo in questi ultimi decenni si sono intrapresi studi dei fenomeni legati all’interazione tra campi magnetici e tessuti biologici, e si e tentato un idoneo approccio biofisico al problema. Nei paesi occidentali si sono formate due scuole, un’americana ed un’europea, cui fanno capo due diverse metodologie. Il sistema americano (studiato da Basset) utilizza impulsi magnetici al fine di ottenere forze elettromotrici indotte in prossimità di segmenti ossei sedi di frattura. Gli induttori devono essere posizionati in modo che si abbia una somma di effetti tra la componente piezoelettrica propria dell’osso e le correnti indotte. In definitiva, si viene a provocare una sorta di elettroterapia profonda ottenuta senza inserire aghi od elettrodi, come era già stato preconizzato da Autori francesi, che può agire, in particolare, nelle pseudoartrosi.
Il sistema europeo impegna invece campi magnetici in quanto tali, sfruttando il concatenamento tra la linea di forza del campo magnetico esterno e quelle delle componenti microscopiche, interne alle strutture biologiche, sia a livello ionico che cellulare.
Apparecchiature
A parte quelle proposte da Basset che hanno una specifica indicazione (ritardi di consolidamento, pseudoartrosi) e che godono di un vasto supporto scientifico e clinico, pur suscitando perplessità per le modalità terapeutiche (applicazioni di 8 ore al giorno per almeno 5 mesi), a noi interessano principalmente le attrezzature più diffuse nel nostro paese.
Senza considerare magneti permanenti (fissati a braccialetti o sotto forma di cerotti acquistabili nei grandi magazzini), che non hanno poca base sperimentale e clinica, abbiamo attualmente a disposizione due tipi di apparecchi:
1) Apparecchi produttori di campi magnetici a bassa frequenza, indotti da correnti di tipo sinusoidale
o rettangolare.
2) Apparecchi di elettromagnetoterapia ad alta frequenza.
La magnetoterapia si inserisce nell’ambito della terapia fisica utilizzando campi magnetici pulsanti a bassa frequenza e a bassa intensità; si avvale dell’azione di un campo magnetico indotto dalla corrente elettrica che percorre una bobina (solenoide).
Si ritiene che il principio fondamentale attraverso cui la magnetoterapia esplica gli effetti terapeutici sia quello di riportare ordine in un settore presumibilmente in disordine magnetico.
Ciò avverrebbe per un’azione diretta o indiretta su alcune importanti componenti dell’organismo quali:
1. le endorfine e derivati, modulatori della sensibilità dolorifica (effetto analgesico);
2. la membrana cellulare, la cui permeabilità, se alterata, non riesce a controllare la pompa del sodio
con conseguente edema cellulare (effetto anti-edemigeno e anti-infiammatorio);
3. i sistemi orto e parasimpatico che, stimolati a seconda della qualità, intensità e durata del campo
magnetico, possono indurre risposte locali e generali diverse. A seconda della prevalente stimolazione orto e parasimpatica, vengono influenzati i recettori alfa o beta ed i vari metabolismi (glucidico, protidico e lipidico).
Sulla base degli effetti biologici, l’azione terapeutica dei campi magnetici può essere sintetizzata in due punti principali:
1. antiflogistica e anti edemigena;
2. stimolante i processi di riparazione tessutale.
Le patologie dell’apparato ostero-articolari rappresentano il campo di applicazione più specifico della magnetoterapia; in particolare quella post-traumatica risponde in modo eccellente a questo tipo di trattamento. Molti eventi traumatici, dai piccoli traumi distortivi alle fratture più gravi, possono trarre vantaggio da questa terapia con riduzione dei tempi di guarigione. Anche la patologia ossea trattata con la magnetoterapia ha mostrato processi riparativi e tempi direcupero più brevi. Per spiegare il più rapido processo di guarigione delle fratture, osteotomie correttive, scollamento di endoprotesi, etc. indotto dalla magnetoterapia, sono state prospettate alcune ipotesi.
Si può dire che la magnetoterapia ha effetti biologici tali da:
1. indurre un effetto piezoelettrico nelle strutture connettivali (collagene) scompaginate dalla discontinuità ossea;
2. determinare l’orientamento strutturale del collagene e dell’osso neoformato e favorire il processo di deposizione calcica con conseguente miglioramento qualitativo del callo osseo;
3. migliorarne il processo riparativo dei tessuti molli (connettivi ed epiteli di rivestimento);
4. influenzare poco o nulla la T° dei tessuti, cosa che costituisce un fattore importantissimo nel trattamento di soggetti con impianti metallici.
Si può dire pertanto che la magnetoterapia, sfruttando le basse frequenze, può rappresentare una metodica terapeutica nella patologia flogistica, traumatica e degenerativa dell’apparato osteoarticolare.
Le situazioni di intervento sono:
- Il risanamento di fratture ossee.
- Effetti della magnetoterapia sono stati riscontrati nel trattamento di contusioni, distorsioni articolari e in traumi muscolo-articolari.
- La magnetoterapia, agendo sui radicali liberi, sugli oligo elementi e sulle sostanze
ferromagnetiche dell’ambiente intracellulare, risulta essere d’importanza per l’equilibrio omeostatico della cellula. - Attività anti-infiammatoria.
- Attivazione degli scambi metabolici e delle funzioni della membrana cellulare.
- La magnetoterapia promuove un’accelerazione di fenomeni riparatori con azione antalgica, antiedemigena, anti-infiammatoria e biostimolante con assenza di effetti collaterali importanti.


Magnetoterapia applicata alla cervicale
La magnetoterapia è spesso consigliata a livello ortopedico. I campioni trattati ed variano dal comune torcicollo (con o senza compromissione meccanica) alle gravi radicolopatie comprensive post-traumatiche (COLPO DI FRUSTA) e alle patologie da logorio. Nelle comuni forme di
torcicollo, le applicazioni vanno eseguite lateralmente appena sotto la nuca, in corrispondenza del dolore. Quando si è invece in presenza di sindromi radicolari, con sensazioni di formicolio oppure parestesie alle mani, o dolore irraggiato lungo il braccio, occorrerà posizionare un solenoide centrale sotto la nuca e una nel punto esatto di massima sensazione. Le applicazioni a distanza o riflesse hanno scopo catecolaminico (ANTINFIAMMATORIO) ed endorfinico (ANTIDOLORIFICO) e il punto sintomatico è trattato indirettamente.
Magnetoterapia applicata alla patologia del ginocchio
Prendono parte all’articolazione del ginocchio i due condili del femore, le due fosse glenoidee dei condili tibiali e la faccia posteriore della rotula. Sul contorno delle fosse glenoidee dei condili tibiali, sono interposti due mezzi dischi fibro- cartilaginei di forma semilunare (I MENISCHI) che ne rendono agevole e meno intenso l’attrito. I legamenti ne stabilizzano la struttura:
- ESTERNO,
- INTERNO,
- CROCIATO ANTERIORE,
- CROCIATO POSTERIORE.
Uno degli eventi più frequenti a carico di questa articolazione nell’attività giornaliera, non necessariamente sportiva, è la DISTORSIONE. Questa è definita: perdita temporanea di regolare funzionalità articolare. Nel caso del ginocchio non è dovuta necessariamente all’attività sportiva o traumatismi particolarmente gravi. Nelle donne, infatti, per il cambiamento della misura dei tacchi, la deambulazione diventa precaria, con o senza borse della spesa; un movimento in torsione dell’arto inferiore può determinare questo incidente, che con diversa gravità si può identificare con il termine di DISTORSIONE ARTICOLARE DEL GINOCCHIO. Nella patologia sportiva spesso si manifestano complicazioni molto più gravi quali le lesioni MENISCALI. Altra fase complessa e spesso da trattarsi esclusivamente dal punto di vista chirurgico (RICOSTRUZIONE) è la lesione legamentosa (LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE). La diagnosi di distorsione del ginocchio,
anche da parte del paziente, è semplice. La deambulazione diventa precaria, l’articolazione è dolentissima, a volte il ginocchio e gonfio a tal punto che si decide di recarsi ad un controllo prima radiografico, indi ortopedico-specialistico.
La diagnosi non è semplice, poiché richiede un’analisi accurata del distretto articolare, nel quale movimenti approssimativi possono creare lesioni talvolta irreparabili. Infatti, bisogna esaminare a seguito di quale movimento è avvenuto il fatto distorsivo, se è avvenuto salendo o discendendo le scale, se in piano, se su di una superficie irregolare, su di un terreno scosceso, quali scarpe erano indossate, e così via. In questa evenienza, si tratta di ristabilire quell’equilibrio di un fatto che l’ha temporaneamente disturbato. Occorre pertanto favorire l’azione antinfiammatoria ed antidolorifica. L’impegno della magnetoterapia si è rivelato utile ponendo attorno all’articolazione i
solenoidi. La magnetoterapia può essere abbinata alla terapia medica antinfiammatoria o alle applicazioni locali di fisioterapia strumentale o ancora in presenza di ORTESI (ginocchiere, tutori modulari, etc).
La questione LEGAMENTI tratta invece il protrarsi di eventi lesivi, duraturi e ripetuti nel tempo, che improvvisamente creano un deficit gravissimo per tutto l’equilibrio dell’arto inferiore. La sensazione di instabilità diventa spesso associata a fenomeni di cedimenti, scrosci articolari, riferibili a sensazioni di grave insicurezza nel deambulare, spesso continui.
DOPO la terapia chirurgica ricostruttiva, la magnetoterapia fornisce risultati soddisfacenti, sia per il rinsaldarsi dell’innesto, sia per l’azione antinfiammatoria.
La tecnica ricostruttiva più sperimentata è quella di KENNETH-JONES, ove si posiziona il più possibile in loco del vecchio CROCIATO ANTERIORE un prelievo osteo-tendineo ricavato dal tendine rotuleo.
Il prelievo, composto alle estremità da due blatte ossee e da tessuto tendineo elastico in mezzo (STRINGA), è posizionato nella gola intercondiloidea femorale e fissato, così come al suo punto di arrivo alla tibia, tramite VITI AD INTERFERENZA; capaci d’agglomerare la cavità ossea (precedentemente forata) e la blatta ricavata dal prelievo. La difficoltà è scegliere cosa fare dopo.
Il paziente dimesso deve eseguire un protocollo domiciliare ben preciso, che contempla mobilitazione passiva e terapia medica antinfiammatoria e talvolta antibiotica. La situazione articolare è spesso precaria, non per colpa dell’operatore, ma per quello che ne deriva da un intervento a dir poco sconvolgente nel suo complesso. Le funzioni da ripristinare sono molteplici:
– CIRCOLATORIA;
– RIDUZIONE DEL GONFIORE (edema);
– INIZIO DEL PROCESSO D’OSSIFICAZIONE VITE /BLATTA;
– RIDUZIONE DEL DOLORE (se presente);
– ELASTICITA’ ARTICOLARE.
Bisogna altresì favorire gli interscambi cellulari, per l’assorbimento delle sostanze di rifiuto postintervento.
Non è sicuramente opera facile, poiché si tratta di valutare con precisione la scelta dei campi magnetici da applicare, con tempi brevi ed effetti rapidi. I pazienti sottoposti ad interventi di ricostruzione del LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE (Kenneth-Jones) e i risultati ottenuti (in
combinazione con la fisioterapia) hanno consentito una standardizzazione delle frequenze e durate d’applicazione.

Principi di azione
Le onde elettromagnetiche favoriscono:
- Aumento della mineralizzazione
- Risoluzione dello spasma muscolare
- Accelerazione della trasmissione dello stimolo nervoso
- Conseguentemente si ha un’azione antiedemigena ed antiflogistica che produce un effetto antidolorifico e anti-infiammatorio, per questo si può avere un benessere marcato nel tempo e un’azione biologica duratura.
Effetti sul tessuto osseo
- I campi magnetici pulsati migliorano l’osteogenesi
- Azione a livello della membrana degli osteoblasti ed effetto piezoelettrico dell’osso
- Stimola la produzione e deposizione del collagene con conseguente maggior ordinamento ed orientamento strutturale
- Aumento della mineralizzazione
- Aumento della resistenza ossea
Effetti sull’infiammazione
- Effetto antiedemigeno
- Effetto sulla pompa sodio / potassio
- Azione antalgica
Magnetoterapia nella medicina e traumatologia sportiva
Tralasciando le applicazioni locali a seguito di contusioni, distorsioni, lussazioni e fratture, l’apparato più colpito e sicuramente quello muscolare. Nella pratica sportiva, sia agonistica che amatoriale, i traumatismi sul tessuto muscolare possono essere di doppia entità: o da
superallenamento e stress motorio, oppure da scarsa abitudine all’attività sportiva con sovraccarichi e sovraffaticamento. Queste patologie partono dal semplice indolenzimento (una sensazione di fatica) agli strappi veri e propri, per entrambe le categorie di “sportivi”. L’intervento
della magnetoterapia ha maggiore effetto con l’azione riflessa, poiché l’affaticamento provoca un ritardo dell’assorbimento dell’Acido Lattico che diventa quasi irrecuperabile dall’organismo col perdurare della sensazione di fatica, sino a creare un fattore predisponete all’immediatezza di una lesione di continuo (stiramento, strappo). Il lavoro muscolare, con tutto ciò che ne deriva per l’esatto svolgimento, è composto da tutta una serie di componenti enzimatico-energetiche che necessitano sia nella preparazione all’attività sportiva, sia nel recupero del traumatismo,
dell’intervento di tutti gli apparati dell’organismo. Come detto in precedenza, nelle sindromi di affaticamento e nel recupero delle lesioni, la magnetoterapia svolge un ruolo di importante. Il posizionamento dei solenoidi deve ricoprire la più vasta zona possibile, poiché sono molteplici i meccanismi di recupero.
Magnetoterapia applicata alla patologia del piede
Lo scheletro del piede è composto da ventisei ossa, una in meno di quelle della mano, che, articolandosi tra loro, formano la volta plantare. E’ questa disposizione ad arco delle ossa che permette al piede di sostenere tutto il peso del corpo. Le orme patologiche più frequenti sono a carico della caviglia (tibia, e perone che nel loro tratto distale s’articolano con l’astragalo formando i malleoli). Le distorsioni di caviglia sono frequentissime a tutte le età, poiché movimenti bruschi creano perdite di equilibrio, con conseguente distrazione a seguito di una caduta, e/ o
fratture più o meno gravi. Il fatto distorsivo può avvalersi delle applicazioni di magnetoterapia per raggiungere l’effetto antinfiammatorio, con solenoide attorno alla caviglia. Terminata la fase acuta la magnetoterapia può coadiuvare la ripresa rieducativa. La casistica è molto florida e i risultati sono soddisfacenti uniti alla terapia contenitiva in bendaggio, nella fase acuta. Ottimi se abbinati alla riabilitazione funzionale. Altra situazione dolorosa ed invalidante è la Talalgia (o Tallonite). E’ costituita da un processo irritativo e degenerativo del tendine di Achille, in corrispondenza della sua inserzione sul calcagno. Colpisce principalmente gli sportivi, i marciatori, i podisti ed è favorita dall’uso di calzature non idonee. Oltre il dolore elettivo in sede calcaneare, la tallonite è spesso caratterizzata da tumefazione, calore ed arrossamento lungo tutta la parte inferiore del tendine.
La magnetoterapia si è rivelata favorevole a questo tipo di sintomatologia e stato infiammatorio. Si posiziona, ad esempio, un solenoide sulla zona dolente; in questo modo si agisce in direzione antinfiammatoria, di conseguenza antidolorifica.
Magnetoterapia applicata alle fratture
La vita moderna ha certamente dato incremento alle lesioni traumatiche in particolare quelle che interessano lo scheletro (ossa e articolazioni). Il notevole dinamismo che caratterizza l’attività umana, richiede un assoluto rigore di contenzione e risoluzione di fenomeni fratturativi, per
scongiurare e prevenire deformazioni acquisite. Si definisce frattura, interruzione della continuità dell’osso. Le cause sono: Una sollecitazione traumatica che supera la resistenza del distretto colpito, Cisti, Tumori, Osteoporosi, che ne riducono ulteriormente la resistenza (FRATTURE
PATOLOGICHE). Si dividono in:
SEMPLICI;
ESPOSTE: con danni anche alle parti molli: muscoli, fasce, tessuti di rivestimento, tali da comunicare con l’esterno e causa sovente di infezione per invasione del focolaio di frattura da parte di microorganismi patogeni.
Artrosi del ginocchio
La localizzazione di un processo artrosico al ginocchio è di solito secondaria, dovuta a deviazioni d’asse di carico, esito di sofferenza giovanile o di eventi traumatici. Il ginocchio varo “( )” o valgo “) (“, provocato da rachitismo o di natura giovanile, o ancora da fratture o da gravi distorsioni, lavora tutta la vita con il carico non distribuito regolarmente sulle superfici articolari, determinando usure precoci della cartilagine e dell’osso sottostante. I primi disturbi si manifestano attorno ai 50 anni di età e ne sono più soggette le donne in epoca di menopausa e soggetti obesi o con insufficienza venosa agli arti inferiori. Il ginocchio si presenta globoso, leggermente flesso; cade il tono muscolare della coscia, il movimento articolare diventa difficoltoso, accompagnato da scrosci e talvolta da cedimenti. Il quadro radiografico evidenzia un notevole restringimento della rima articolare e talvolta quasi scomparsa dell’inter-divisione femore- tibia. Oggi nei casi più gravi la chirurgia ha fornito notevoli innovazioni, mettendo a punto, come per l’anca, l’intervento di protesizzazione anche per il ginocchio. La magnetoterapia, anche in questo caso fornisce giovamento dal punto sintomatico-doloroso; e, in certi casi, un aiuto per la condizione degenerativa, soprattutto nel paziente sopra i 55 / 60 anni di età. Si consigliano applicazioni con tempi prolungati (almeno 45′) affinché si possa ottenere rilasciamento e azione decontratturante della muscolatura dorso lombare, sovraffaticata per la deambulazione precaria; azione antinfiammatoria nei periodi di intensità dolorosa; limitazione dei processi degenerativi. Anche in questo caso i risultati ottenuti sono da considerarsi ottimi in tutte le direzioni:
– ANTINFIAMMATORIA;
– ANTIDOLORIFICA;
Questo trattamento può essere ugualmente d’aiuto ai pazienti protesizzati, con gli stessi periodi e le stesse frequenze. L’azione antidolorifica a seguito dell’intervento si può favorire applicando un solenoide sotto il ginocchio.
Magnetoterapia e dolore
Il dolore è il prodotto finale di un evento meccanico e di uno infiammatorio. A livello tessutale interessa distretti più o meno vasti e il fatto provoca reazioni enzimatiche e di difesa da parte dell’organismo.
Le principali:
– SEROTONINA;
– ISTAMINA.
Queste si oppongono alle cause di infiammazione, come processi di recupero di tessuti lesionati o traumatizzati. Hanno principalmente il compito di richiamare un’enorme quantità di sangue provocando una notevole vasodilatazione sensitivamente apprezzabile come enorme calore seguito da dolore, talvolta sino a provocare perdita dei sensi. La cura delle cause è diventato, negli ultimi anni, un fenomeno secondario; in quanto le principali tecniche farmacologiche, terapeutiche e, talvolta, chirurgiche, mirano al controllo del fenomeno dolorifico.
La soglia di sopportabilità della difesa organica alle cause è notevolmente ridotta secondo l’intensità dolorifica, e compromessa per la comparsa di lesioni psico-sensitive. La terapia elettiva sintomatica può giovare all’equilibrio psico-somatico del paziente. Nelle sindromi post-traumatiche “divinum est sedare dolorem”; questo consente la ripresa della normale attività rallentata da sensazioni di logorio psichico e fisico, derivante dal perdurare della sintomatologia.
La manifestazione dolorosa ha sempre un punto di maggiore intensità (trigger point). E’ una piccola zona muscolare antalgicamente contratta, dolorosissima, nella zona di innervazione.
La magnetoterapia ha lo scopo, in questa evenienza, di trasferire energia non solo con scopo esclusivamente antidolorifico, ma antidolorifico per azione riflessa, favorendo l’intervento della struttura adibita. Ovviamente la reazione psicologica elettiva sull’azione diretta nel punto di
massima sensibilità alla magnetoterapia consente ottimismo nel proseguire la terapia.
Non si tratta in questo caso di modificare l’eccitabilità delle fibre nervose diminuendola o aumentandola; occorre soltanto riequilibrare il segnale d’allarme al sistema nervoso centrale, per favorire l’intervento di produzione enzimatica, con conseguente stabilizzazione sintomaticoclinica.
Le frequenze devono essere basse, ed “in loco”, per attività antidolorifica.
La magnetoterapia aiuta inoltre la permeabilità e l’azione degli organi emuntori nell’eliminazione delle sostanze di scarico organiche a seguito di terapia farmacologica prolungata.
